Gianfranco Grilli
Copertina di Winter

Winter

Gianfranco Grilli

Etichetta
Mons Avium 02
Anno
2016
Cover
Carlo Fabbri

Brani

Recensioni

Winter (Mons Avium) – Gianfranco Grilli

Pubblicato sulle maggiori piattaforme digitali, Winter è viatico di esperienze sensoriali alle soglie della perdizione estatica. Questo almeno vien da dire ad un primo ascolto superficiale, salvo poi a scoprire che lo spunto narrativo dell’album è “l’inverno dell’anima”, tematica che Gianfranco Grilli sviluppa come un affresco di paesaggi elettronici che languono nella notte dell’umanità. La sua cifra catturante è demandata alla pura voce dei suoni e dei rumori, al potere evocativo della tessitura strumentale e dell’afflato drammaturgico che la pervade. Un dedalo di frasi e snodi “semiologici” che denunciano disincanto e smarrimento interiore, ma non per questo priva di sbocchi nell’illusione del sogno. UN OPUS LIRICO SENZA PAROLE.

Aldo Chimenti, Rockerilla n. 434, ottobre 2016

Il musicista elettronico Gianfranco Grilli torna a tre anni da “Ancient Roads” con “Winter” il suo nuovo progetto ambient. L’inverno come dualismo è il tema che emerge dall’album, qui presentato nella sua resa sonora/evocativa, ma anche e soprattutto come sensazione interiore e conseguente preludio alla perpetua e ciclica rinascita. Suadenti trame elettroniche prettamente strumentali, dipingono questo “leitmotiv” mediante cinque brani che possono anche intendersi come corpus unitario senza comunque perdere la loro indipendenza. Il suono e il timbro assumono in “Winter” una valenza centrale nel discorso musicale, suggerendo immagini e paesaggi come emerge dai titoli: “Frozen Lakes” o “Deep Winter” per esempio. Le teorie di Eno, così come la scena elettronica tedesca degli anni settanta: Klaus Schulze, Tangerine Dream, Cluster e Popol Vuh in primis, rimangono una palpabile fonte d’interesse del compositore influenzandone soprattutto la concezione musicale volta a uno sviluppo graduale dei temi e all’edificazione di atmosfere d’ampio respiro. Grilli generalmente rifugge da tecnicismi fini a se stessi, scegliendo soluzioni semplici, d’indubbio pregio da apprezzare preferibilmente in una dimensione prettamente introspettiva e raccolta.

Marco Calloni, Blogfoolk n. 276, 14 ottobre 2016

Winter* DL * 5t-50:09

L’inverno è alle porte e per un navigato musicista ambient come Gianfranco Grilli è forse anche la stagione della più grande ispirazione.

Non un inverno qualsiasi, fatto magari di semplici e suggestive impressioni, verrebbe da dire all’ascolto delle cinque lunghe tracce, ma un inverno dell’anima, dolente, dove riaffiorano ricordi, ripensamenti, memorie ancestrali, lo stesso scorrere del tempo e tutto insieme sembra quasi evocare un mesto e sacrale rituale. Ma non si tratta di sola oscurità. Se Frozen Lakes e Dark Heart possono in effetti evocare il titolo che portano, in The Time Patterns e soprattutto nella bella e conclusiva Deep Winter c’è comunque l’ombra di una luce che affiora prima lentamente, poi con forza, a chiudere il cerchio di trame sonore che certamente echeggiano l’ambient di Eno ma ancor meglio i cosmici tedeschi, Popol Vuh in testa, e tuttavia con il dovuto distacco temporale, ed una propria impronta personale.

Gino Dal Soler