Bologna la Grassa è come solito in splendida forma, sorniona e familiare anche sotto un sole ovattato dalla nebbia. La folla da shopping del sabato, il mercato multi-etnico, un’immancabile manifestazione contro-consumistica, sicuramente dettata da ciò che succede in Afghanistan... Insomma la città è sempre pronta a mostrarti il suo volto opulento, ma anche a farti pensare, a metterti a nudo la coscienza.
L’appuntamento con Gianfranco Grilli è al tavolo di una nota pizzeria del centro: la musica, d’accordo, ma -Sòcmel!- i tortellini esigono la priorità (nel pomeriggio l’intervista proseguirà nella saletta appartata di un bar nei pressi della Stazione Centrale)!
La concomitanza con la realizzazione de “Le Colline dei Druidi” è l’occasione ideale, oltre che per approfondire la conoscenza con l’autore, per farci raccontare circa spunti e ispirazioni che stanno alla base del cd e comprendere meglio il significato di un disco fortemente voluto, ma non privo di una sofferta gestazione.
21st C.M.: Gianfranco, partiamo da “Le Colline dei Druidi”, co-prodotto con la nostra associazione. Come ti è nata dentro la voglia, il bisogno di comporre quest’opera?
Gianfranco: “Le Colline dei Druidi” sono un concetto che è in me da tantissimi anni, tradotto inizialmente in un brano che realizzai negli anni ottanta su un vecchio synth analogico, su un quattro-piste. Io sono nato e vivo circondato da un paesaggio collinare, la mia terra. Camminando lungo i viottoli, per le campagne, per le chiese abbandonate, ho avvertito fin dall’infanzia questa sensazione di mistero che la terra emana. Il brano d’origine di cui dicevo non sono più riuscito a rifarlo, così ho sviluppato lo stesso concetto in altri termini. Nel corso degli anni ho prodotto alcuni lavori, ma è dopo l’uscita de “Il Tempio di Karnak” che ho voluto finalmente sviluppare le sensazioni che stanno alla base de “Le Colline”. Ho cominciato a girare per le campagne, mi sono messo tra le querce, le rocce, le sorgenti… Ci sono dei ‘canali’ che, se aperti il più possibile, con la pratica, col pensiero diretto in quella determinata direzione, ti arricchiscono e ti invitano alla riflessione. Alla fine è un viaggio dentro me stesso e ‘dentro’ la mia terra.
21st C.M.: E’ molto avvertibile questa aura interiore che emanano i brani, si può dire che tu hai voluto trasmettere l’amore per la natura insieme alla tua grande passione per ciò che riguarda le civiltà antiche…
Gianfranco: Sì, essa è sempre presente, tutti i titoli dei miei brani parlano chiaro in tal senso…. I druidi c’entrano relativamente, anche se celti e druidi rappresentano perfettamente il mondo pagano. I Galli Senoni arrivarono nelle Marche un po’ di sfuggita, anche come mercenari, vicino casa mia ci sono parecchi ritrovamenti di tombe, carri celti. Molto materiale è esposto al museo archeologico di Ancona. E’ la sensazione della mia terra, e della terra in generale, che ho voluto trasmettere con un forte senso pagano.
21st C.M.: L’ascoltatore può intuire parecchi influssi nel disco: vi sono reiterazioni sequenziali che fanno pensare alla scuola tedesca, stemperata in uno spirito tipicamente mediterraneo –adriatico, se vogliamo - comunque riplasmata in un contesto più solare; poi si avvertono influssi d’oriente nettissimi, quindi derivazioni, legate all’uso di percussioni e fiati, che rimandano all’universo di artisti come Steve Roach, a determinate strutture rituali... E’ questo in pratica il tuo background compositivo.
Gianfranco: In effetti io mi muovo in questi territori. Avrai notato che nella mia musica la batteria compare molto raramente, mentre utilizzo spesso le percussioni, anche se campionate, perché la percussione è la Terra, il cuore della Terra che pulsa e lo sento fortemente vicino al mio modo di essere. Le influenze che ho ricevuto negli anni sono quelle da Brian Eno ai Popol Vuh, gruppo per me molto importante, dallo stesso Steve Roach e dal patrimonio musicale dei vari paesi, strutture compositive che arrivano fin dai gamelan dell’estremo oriente.
21st C.M.: Hai un ‘maestro’ riconosciuto, un musicista al quale, anche involontariamente, vai ad ispirarti?
Gianfranco: Sono stato un fan di Brian Eno, l’ho seguito con molta attenzione, soprattutto nella sua fase più evocativa, quella di “Music for Films” per intenderci, poi una grande importanza per me ce l’hanno i Popol Vuh di “In Den Garten Pharaos” e di “Hosianna Mantra”. Non ho mai seguito i modo esagerato Tangerine Dream e Klaus Schulze, però un approccio elettronico di quel tipo mi ha sempre interessato.
21st C.M.: Secondo te a che punto siamo con la ricerca elettronica? Le proposte di musica elettronica si sono ultimamente moltiplicate in maniera esponenziale, ma si sono poi fatti dei passi avanti rispetto a vent’anni fa a livello di idee?… Come vedi la situazione in generale?
Gianfranco: A dire la verità, personalmente non la vedo molto bene, le nuove tecnologie danno la possibilità ai piccoli musicisti di proporre lavori tecnicamente validi, ma c’è un gran marasma di produzioni, nei dischi attuali onestamente non trovo quel quid che sentivo, ad esempio, in “Hosianna Mantra”, per me un baluardo fondamentale perché fortemente ispirato. Chi si mette a far musica deve essere motivato, senza però falsificare le carte, perché poi è facile riferirsi sempre a forme di misticismo più o meno orientale, più o meno autentico……Sono cose che bisogna sentire veramente, al di là delle mode, a differenza di certi filoni ambient…
21st C.M.: Beh, ci sono parecchie scuole di pensiero e si fa fatica ad orientarsi…
Gianfranco: Devo dire che in tante produzioni attuali c’è del vuoto, mentre uno Steve Roach - che ho visto dal vivo e che effettivamente emana una forte carica primordiale, ‘aborigena’ - è il musicista che davvero vive e sente quello che fa! In quella occasione (Verucchio, luglio 1997) si esibiva con Vidna Obmana, altro musicista molto valido, ma più tecnico e calcolatore. Per molti altri è abbastanza facile appellarsi alle filosofie del profondo, Gurdjieff e simili, per poi reiterare loops sterili e banali
21st C.M.: Vogliamo dire che anche il movimento New Age, perlomeno com’era concepito dieci anni fa, ha fatto il suo tempo? Forse soprattutto per effetto di una notevole inflazione del genere…
Gianfranco: Sì, sono d’accordo. Il movimento New Age era partito con ottimi intenti, la Windham Hill, ad esempio, produceva dei bei lavori. Col tempo il fenomeno è stato assimilato e commercializzato, facendovi entrare un po’ di tutto, dalla fusion a certo jazz.
21st C.M.: Un pensiero ad un grande che ci ha lasciati, George Harrison.
Gianfranco: … Pensa che in qualche modo ho premonito la sua scomparsa. Naturalmente sapevo ch’era malato, ma ho pensato a lui proprio il giorno prima che morisse. Tempo fa, quando seguivo Brian Eno, ho come previsto che lui ad un certo punto, da precursore qual era, poteva operare solo contaminando la sua ricerca musicale con i patrimoni etnici: subito dopo uscirono “Fourth World” con Jon Hassell e la sua collaborazione con i Talking Heads. A volte può capitare che si entri in sintonia con qualcosa di inspiegabile, cose strane…….
21st C.M.: Ma qui ci si addentra nella sincronicità junghiana, linee che si intersecano apparentemente a caso, mentre invece per chi sa leggerle c’è una logica profonda…..
21st C.M.: Qui entriamo nel campo della parapsicologia…
Gianfranco: Sono àmbiti di forze che non conosciamo, non controlliamo. Io faccio spesso l’ I-ching, che sarebbe il libro dei mutamenti della filosofia taoista, dal quale ricavi previsioni; gettando tre monetine si forma un esagramma che ti mette in relazione con un quesito che ti sei posto: ogni situazione viene collocata nell’Universo, inneschi un rapporto con forze cosmiche. E ho notato la tremenda attinenza della risposta con la domanda nei casi più seri della mia vita. Se ti accosti con una motivazione profonda, ti corrisponde. Ho questo tipo di visione delle cose.
21st C.M.: Sviluppi, o cerchi di sviluppare, questi aspetti?
Gianfranco: A livello di interesse leggendo filosofie orientali, buddismo, Gurdjieff…. Da tanto tempo fanno parte del mio patrimonio culturale. Anche se leggere un libro è un conto, poi c’è sempre la difficoltà di conciliare con la vita quotidiana, i problemi da risolvere…
21st C.M.: Sei in grado di tracciare un profilo del musicista elettronico tipo, italiano o in generale: chi è, che lavoro fa….
Gianfranco: Questo è piuttosto difficile! Secondo me rimane un musicista solitario, che con le sue attrezzature elettroniche lavora in un mondo appartato, mi viene in mente ad esempio il Klaus Schulze citato da Baffo Banfi, con la sua fucina di alchimista nel suo eremo nel nord della Germania, in mezzo alle nevi. Quello può essere un riferimento ideale, come possono esserlo, nel mio caso, personaggi come Eno o Sylvian. In Italia la situazione è piuttosto difficile, io almeno non sono in contatto con musicisti elettronici. Ricordo quand’ero adolescente i Sensations’ Fix, che creavano delle atmosfere molto suggestive, pur nel filone progressivo, poi mi pare che Falsini sia passato alla techno…
21st C.M.: Personaggi che agivano comunque nell’ombra, oltre a Falsini c’erano Cacciapaglia, Antonius Rex con la Doris Norton, che mi pare stia dalle tue parti, autrice di dischi che vende a carissimo prezzo e dai misteriosi canali di distribuzione…
Gianfranco: Sì, loro stanno ad Ancona e dintorni…
21st C.M.: Le Marche si dimostrano ad ogni modo una fucina di musicisti elettronici. Io ho dei dischi di un certo Màlleus, personaggio rivolto all’esoterico e al parapsicologico (in “Opera Totale” mise a punto un processo di immedesimazione con antichi fatti accaduti nelle rovine di un castello marchigiano).
Gianfranco: Lo conosco come titolare di uno studio di registrazione all’avanguardia, a Recanati. Inoltre, da noi sono partite anche operazioni commerciali come la Rivista + Cd in edicola della Cybertracks.
21st C.M.: La partenza fu valida, prometteva bene, poi è scivolata nella ripetitività…. Poi c’è anche l’amico Paolo Baccillieri, un talento che però non è riuscito a sviluppare in maniera più corposa la sua produzione, ferma ad un unica opera (pubblicata anche, parzialmente, su un sampler della Innovative)…
Gianfranco: Lui ha anche un discreto studio, migliore del mio!
21st C.M.: Vogliamo entrare nel rapporto tra il tuo essere musicista e la tua professione, ricordiamo che sei un insegnante di scienze…
Gianfranco: In certi momenti esiste della schizofrenia tra le due cose!
21st C.M.: Hai modo di parlare con i tuoi allievi della tua musica, la ascoltano?
Gianfranco: Io voglio mantenere i due campi distinti, anche perchè insegno in un istituto professionale, sono ragazzi del biennio, qualcuno mi ha anche "scoperto" in alcuni siti internet, sono andati a cliccare e sentire i demo, però preferisco mantenere a distanza vita professionale e lato artistico.
21st C.M.: Dunque non hai piacere che se ne parli in classe?
Gianfranco: No, anche perché sono ragazzi dai gusti rockettari….
21st C.M.: Sarebbe interessante però sapere le loro opinioni, il giovane in fondo andrebbe educato, ovviamente non è il tuo compito educarli in questo, ma indirettamente….. Tu fai questo tipo di musica e insegni scienze, intendo dire che questo potrebbe gratificare lo studente, con qualcuno in grado di dargli degli stimoli diversi, oltre la materia d’insegnamento….
Gianfranco: Io opero in una situazione difficile, spesso un istituto professionale è frequentato da ragazzi con poca voglia di studiare…. Purtroppo non ho trovato da questo punto di vista quel feeling che, probabilmente, in un liceo classico, o scientifico, sarebbe possibile instaurare. Per contro lo svolgere un’altra professione ti limita nelle tue capacità tecniche, non si può negare che il tempo da dedicare allo studio, alla ricerca, all’esercizio è importante, pur tenendo conto che con l’ausilio delle macchine le tecniche manuali non sono più basilari come in passato, si sono accorciati di molto i tempi di apprendimento. Però una base culturale musicale è importante, approfondire la conoscenza di tutta la storia della musica, da quella etnica alle correnti rock, pop, jazz, elettronica…
21st C.M.: Questo esula forse dal musicista elettronico ‘medio’, di quelli che acquistando una tastiera pensano già di essere al centro del mondo, padroni di ogni suono possibile, e che poi magari fabbricano musichetta…
Gianfranco: In effetti questo è un rischio che si può correre e nel quale posso cascarci anch’io! Del resto con i tantissimi cd pubblicati si fa fatica a distinguere chi pratica la sostanza, chi si muove in terreni solidi. Molti giovani trascurano l’approfondimento, la ricerca di un linguaggio personale, individuale.
21st C.M.: Uno si può ispirare ai fatti che succedono nel mondo, agli avvenimenti anche tragici che sconvolgono la vita di nazioni - il riferimento più immediato è ovviamente a ciò che è seguito all’11 settembre negli Stati Uniti- è così per te, direttamente o magari in forma inconscia?…
Gianfranco: Nel mio caso no. Ovviamente seguo ciò che succede nel mondo, però la ricerca musicale è un qualcosa che ti mette in contatto con un ‘profondo’ che c’è in te. E’ una forma di energia che a volte viene anche soppressa, quando vivi il quotidiano senza dare ascolto a questa voce profonda. Altre volte invece la alimentiamo. Un artista dovrebbe avere la possibilità di vivere 24 ore su 24 con quell’unico pensiero e di recepire quell’energia interiore, ma siamo a livello di utopia. Se poi un’opera piace, accomuna un gran numero di persone, colpisce nel segno, significa che sta toccando una corda molto profonda. Mi auguro che succeda questo col mio lavoro.
21st C.M.: Se vogliamo qui ci si può innestare nell’argomento “musica su commissione”, vedi colonne sonore, spot, ecc.… Il modo di rapportarsi a questo tipo di composizione limita o ti dà lo stimolo? E qui vorrei mi parlassi della tua esperienza con la Erga per la quale hai eseguito dei lavori. Riesci in questi casi a trovare un’ispirazione o è una cosa che si fa, diciamo così, perché te l’hanno chiesto?
Gianfranco: Per me questa è una sfida, ho lavorato su compilations chill-out e ho intenzione di continuare. La collana si chiama “Cafè privè” della Erga, io sono presente nelle uscite nn. 3 (titolo “The Sand of the Desert”) e 4 (“The Roof of the World”). Pur essendo lavori su commissione la tua personalità esce sempre fuori, infatti il titolare della Erga mi ha detto che il mio chill-out è molto ‘strano’, con quelle componenti etniche sopra una struttura ritmica di loops campionati…. Nel mio caso è realmente una sfida, forse un po’ come facevano i pittori del Rinascimento quando facevano i ritratti dei signorotti locali (anche se non vorrei paragonarmi a tanto)...
21st C.M.: Tutto sommato poi non è facile lavorare su commissione e fare cose valide, merita molta considerazione chi riesce a produrre buone cose su ordinazione!
Gianfranco: Sai qual è il problema? Se vuoi continuare a produrre, a noi piccoli musicisti non è consentito di scegliere. Dopo la pubblicazione del “Tempio di Karnak”, tra l’altro ben recensito anche all’estero, pensavo mi si aprissero molte strade, in realtà non è stato così, si rischia di ritornare nell’ombra e potresti scomparire totalmente! Anche “Heaven’s Corner” ha trovato una pubblicazione, su una collana di grande distribuzione, solo dopo un po’ di anni dal nastro originario.
21st C.M.: Del resto avendo ascoltato parecchi cd di quella serie “Celestio”, non temo a dire che il tuo è il migliore! Da quel demo-tape “Angolo di cielo” (circa ‘93/’94) a “Le Colline”, sei in grado di tracciare un bilancio?
Gianfranco: Sì, il bilancio dal punto di vista artistico è positivo, ho prodotto lavori di generi diversi, dall’ambient al chill out, pur con mezzi tecnici piuttosto modesti. Le attrezzature sono, infatti, il mio tasto dolente e i milioni impiegati in uno studio di registrazione, alla fine fan la differenza. Mi auguro che il mio lavoro venga apprezzato al di là dei limiti di una produzione casalinga….
21st C.M.: Beh, non facciamo l’errore di confondere qualità tecnica con qualità artistica! Noi di 21st C.M. cerchiamo di privilegiare il secondo aspetto, contro il voler dare troppa importanza al ‘peso’ della strumentazione posseduta dal musicista elettronico, il che è fuorviante… Se non hai le idee non c’è strumentazione che tenga!
Gianfranco: E’ vero, però se hai idee da sviluppare ci vuole quel minimo di mezzi tecnici. Sto pensando, ad esempio, ai suoni di Steve Roach, a quelle grandi aperture protratte, così evocative: il talento è supportato da mezzi tecnici ragguardevoli che se non ci fossero l’artista verrebbe sicuramente sminuito. Questo è il pericolo. In ogni caso io dispongo di attrezzature limitate.
21st C.M.: Praticamente in contemporanea con “Le Colline” sul mercato è apparso anche “Syntonic Waves Vol. 8” per la Spheric Music di Lambert, dove tu hai contribuito con un brano, “The Nile”. Cosa ci puoi dire di questa tua prima esperienza con un’etichetta tedesca, un nuovo mercato…
Gianfranco: E’ stato un contatto a distanza, ho conosciuto e parlato con Lambert qui a Bologna in occasione del “Festival 2000”. Devo comunque ringraziare l’amico Giordano Tomat, che mi ha aiutato tantissimo nel mantenere i contatti con lo stesso Lambert. Ho inviato in Germania alcuni brani, a Lambert è piaciuto molto questo “The Nile” che richiama, fin dal titolo, i contenuti del “Tempio di Karnak”. Un brano prevalentemente ambient, non pensavo potesse figurare in un sampler di musica ‘berliner schule’…
[…] Estratto dell’intervista.