|
Pagina 1 di 6
CORUS Trimestrale di arte e cultura, anno 4 numero 12, febbraio 2009
ELETTRONICA E SENTIMENTO (di Maurizio Torretti)
Pioniere della scena ambient italiana, Gianfranco Grilli continua il suo viaggio alla ricerca di mondi lontani e di suoni senza tempo
M.T. :Ascoltando la tua musica si avverte una sorta di ecletticità, di varietà di stili; da un lato la forte vicinanza agli musica elettronica, a certe sonorità più melodicamente intimiste. E' una necessità personale quella di confrontarti con vari stili differenti o una sorta di adattamento alle esigenze del mercato ?
G.G.: Di solito preferisco definire la mia musica come ambient o electronic music. Non amo la classificazione rigida in generi, ovviamente questo è necessario quando si vogliono comunicare informazioni in modo sintetico, penso comunque che sia abbastanza ovvio che ognuno rimanga se stesso, anche se quello che fa può rientrare in certe categorie stilistiche. In alcuni casi ho lavorato su commissione componendo brani chill out o per la meditazione, e comunque non ho mai dovuto rinunciare alle mie esigenze di compositore e alle mie caratteristiche musicali.
M.T.; Ci sono composizioni o compositori che hanno influenzato il tuo lavoro ?
G.G.: In primo luogo Florian Fricke dei Popol Vuh, poi Brian Eno e tutto il fenomeno della musica cosmica tedesca (Cluster, Tangerne Dream, K. Schulze) infine Battiato.
M.T.: C'è un messaggio occulto, esoterico, nelle tue composizioni?
G.G.: Quello che comunico in musica è parte del mio sentire interiore: Sia nel mio primo lavoro "Il Tempio di Karnak" che in "Le Colline dei Druidi" e successivamente in "Come To The Light Of Day!" sono presenti contenuti esoterici, iniziatici. In quei tra dischi mi sono ispirato a tematiche del profondo invitando l'ascoltatore a scoprire dentro di sé quelle realtà interiori che possono aiutare ad avere un contatto più veritiero con l'esistenza.
M.T.: Che strumenti usi per comporre?
G.G.: Principalmente hardware, sintetizzatori, tastiere, expanders, che cerco di utlilizzare con parsimonia e in modo personale e originale.
M.T.: Vorrei ripercorrere brevemente il tuo lavoro a partire dagli esordi ad oggi.
G.G.: Negli anni '90 la Tring ha pubblicato "Heaven's Corner" mentre "Il Tempio di Karnak" è uscito per Amplexus. Successivamente ho realizzato alcuni dischi per la meditazione e curato una collana per l'etichetta Halidon_Erga. Ho continuato a comporre ambient music incidendo "Le Colline dei Druidi", quindi è stata la volta di "Come To The Light Of Day!" che riprende le tematiche legate all' Egitto de "Il Tempio di Karnak" e si ispira al libro dei morti degli antichi egizi. Si compone di cinque invocazioni che rappresentano il passaggio del defunto in diversi stati post-mortem fino all'accettazione finale del proprio stato. Il lavoro è stato pubblicato dalla label russa Tantric Harmonies. Ho poi lavorato a "The Sunset And The Silente", un progetto dedicato al pianeta Terra. Alcune mie composizioni sono state inserite in compilation internatiionali.
M.T.: Sono passati oltre dieci anni ormai dalla tua prima esperienza discografica. Forse puoi fare un bilancio ?
G.G.: Posso dire di aver avuto delle buone soddisfazioni riuscendo a proporre la mia vena più creativa e spaziare anche in direzioni più fruibili. Ho anche constatato però la difficoltà di pubblicare i miei lavori: viviamo in un contesto storico-culturale nel quale la musica e l'arte in generale non rappresentano certo una delle priorità del genere umano. In un mondo dominato dall'economia e dal lavoro sembra quasi che l'arte sia un mondo a parte, asettico e separato dal tutto. Personalmente ritengo che l'espressione musicale e quella artistica in generale sia alla radice dell'essenza dell'uomo.
M.T.: Pensi che negli ultimi anni si sia verificato qualche cambiamento nel tuo discorso artistico, per l'intervento di nuovi strumenti tecnologici o per il raggiungimento di nuovi traguardi artistici?
G.G.: Ci sono stati dei grandi cambiamenti dovuti all'evoluzione delle nuove tecnologie musicali decisamente più sofisticate rispetto al passato, per cui il suono finale che si ottiene è assai diverso, più completo e coinvolgente, anche se devo ammettere che non sono mai andato alla ricerca di macchine particolarmente elaborate perché ritengo di fondamentale importanza l'idea di base che guida la musica e la sua realizzazione compositiva. Paradossalmente, alcune tra le mie idee migliori sono state composte con poche e semplici attrezzature. Indubbiamente anche il confronto con ambiti non legati necessariamente all'ambient music ha rappresentato per me una grande sfida. Ecco perché, in passato, mi sono dedicato anche ad escursioni in territori chill out. Tuttavia sono dell'idea che la propria personalità si riveli comunque, a prescindere dal genere di musica che si intende fare.
INSOUND N.32 - Ottobre 2008
GIANFRANCO GRILLI Tra ambient e musica d'arte
di Claudia Galal
Geologo da sempre appassionato di musica, Gianfranco Grilli affianca il lavoro di insegnante di scienze a quello di compositore elettronico. Mentre è intento alla realizzazione di un nuovo album, gli abbiamo chiesto quali territori musicali sta esplorando, sapendo che è solito passare con disinvoltura dall'ambient a una più digeribile new age.
IS: Cosa stai facendo in questo periodo?
GG: Ho appena realizzato un nuovo disco di ambient music, intitolato "The sunset and the silence". Ho completato le registrazioni e il master e sto contattando alcune etichette discografiche del settore per riuscire a pubblicarlo. Purtroppo pubblicare e vendere lavori di ambient music è una impresa piuttosto difficile, ma per fortuna ho già dei contatti avviati con qualcuno veramente interessato alla pubblicazione. Invito a seguire il mio sito (http://www.gianfrancogrilli.com/), perché presto potrebbero esserci delle novità! In termini di genere, la strada più artistica che percorro potrebbe essere definita ambient o electronic music, ma mi diverto anche a comporre musiche più fruibili di genere new age, rivolte in particolare al rilassamento e alla meditazione.
IS: La tua produzione musicale avrà subito un'evoluzione nel corso degli anni. In quale direzione?
GG: Ovviamente col trascorrere del tempo tutte le cose cambiano ed anche la mia musica si evolve. Come dicevo prima, seguo due linee di attività. La prima è la realizzazione di musiche rivolte alla meditazione, sicuramente più fruibile e musicale, mentre l'altra, quella che mi interessa maggiormente, è l'espressione del mio sentire attraverso la dilatazione degli spazi musicali in una sorta di ambient, ma senza rinunciare ad elementi di musicalità. Non amo particolarmente le musiche oscure di molti artisti ambient italiani o stranieri e i loro drones protratti all'infinito, preferisco una musica in continua evoluzione e soprattutto ricca di sensazioni. E' di fondamentale importanza avere un forte movente ispiratore che sia sempre presente nel momento in cui componi musica, così tale idea, rappresentazione musicale o sensazione, diventa una guida che ti permette poi di tradurre in musica ciò che senti. Seguendo queste linee guida ho realizzato i miei tre precedenti lavori ambient e quest'ultimo.
IS: Quali sono le tue influenze? Hai qualche artista di riferimento?
GG: Siamo collocati in un determinato contesto sociale e temporale, respiriamo ciò che ci sta intorno. Anche nel mio caso ci sono stati artisti che mi hanno plasmato e rappresentano ancora riferimenti culturali importanti. Fondamentali per la mia formazione sono stati i Popol Vuh del compianto Florian Fricke, ma anche Klaus Schulze, i Tangerne Dream e tutta la musica cosmica tedesca degli anni Settanta. Altro artista di riferimento per me è Brian Eno che seguo ormai da trent'anni, ma anche David Sylvian, Robert Fripp, Peter Gabriel; Steve Roach e Michael Stearns.
IS: Quale strumentazione usi per comporre e produrre? Lavori da solo?
GG: Lavoro nel mio home recording studio circondato da strumenti elettronici, come sintetizzatori e campionatori, dove in totale solitudine realizzo la mia ambient music. Uso molti strumenti diversi, ma quelli che sfrutto di più sono le tastiere Roland XV 3080 (con quattro schede di espansione) e la Korg Wavestation A/D. In altri momenti non compositivi preferisco suonare il piano e qualche volta la chitarra acustica.
IS: Quale è stata la tua formazione musicale?
GG: Ho inziato a studiare pianoforte con mio padre già da molto piccolo e da bambino ho suonato in chiesa l'organo a canne e il sax soprano nella banda del mio paese. Nell'adolescenza ho scoperto il rock e ho iniziato a suonare la chitarra. Ho frequentato corsi di musica, rivolti soprattutto alla composizione ma nessun corso ufficiale al Conservatorio. Negli anni successivi ho lavorato tanto da autodidatta, cercando di migliorare la mia tecnica pianistica e di acquisire le nozioni di carattere tecnico per poter lavorare con i sintetizzatori.
IS: Cosa può trovare un ascoltatore nella tua musica?
GG: Mi auguro, in primo luogo, che l'ascoltatore riceva dalle mie musiche immagini e sensazioni che lo possano trasportare nel suo mondo interiore che, forse, è comune al mio.
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 Pross. > Fine >> |